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09-10-2011

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CAMPODARSEGO
Mattia, solidarietà continua
Per il bimbo malato si muovono i parroci

Domenica 9 Ottobre 2011,
Si allunga la catena di solidarietà per il piccolo Mattia Rigon. La sua storia sta muovendo i cuori e la sensibilità di molte persone. E dopo l'iniziativa di solidarietà promossa da quattro ristoratori padovani che martedì 18 ottobre, organizzano una cena stagionale a Cittadella, ora è il turno delle parrocchie. Dopo un incontro un paio di sere fa, le comunità religiose di Sant'Andrea di Campodarsego, dove abita la famiglia di Mattia, di Mejaniga, paese nativo del papà Stefano, e S.Lazzaro di Padova, stanno mettendo in piedi una grande cordata di solidarietà. Con loro, a dare man forte e un sostegno importante c'è anche la Caritas diocesana. «Abbiamo deciso di muoversi sensibilizzando i nostri rispettivi parrocchiani - ha detto don Roberto Balbo - invitandoli a dare un piccolo contributo per aiutare questi coraggiosi genitori che stanno lottando per fa curare il loro unico figlio». Mattina Rigon, 4 anni, è affetto da una malattia metabolica legata all'iperglicemia. Dopo svariati tentativi di trovargli una cura negli ospedali italiani, Anna e Stefano hanno conosciuto, via Internet e grazie al passaparola di altri genitori, un medico russo che lavora in una clinica di Rishon Le Zion, a pochi chilometri da Tel Aviv, in Israele. Dopo che medici e specialisti gli avevano ripetuto che per il loro figlio non c'era nessuna speranza, e «dopo anni passati da un ospedale all'altro, siamo arrivati al professor Vitali Vassiliev, Grazie alla somministrazione della dopamina, Mattia non ha più crisi epilettiche e riesce a deglutire senza problemi. E cosa più bella da quest'anno riesce a frequentare l'asilo». Purtroppo la terapia, che consiste in tre cicli ripetuti a distanza di qualche, è molto costosa, circa 15.000 euro oltre alle spese per il viaggio e la permanenza a Tel Aviv. E il prossimo ciclo di terapie è in programma per metà novembre. «Sapere che nella nostra comunità c'è una famiglia in difficoltà, ci deve stimolare tutti a dare una mano e contribuire - ha aggiunto don Roberto Balbo - A Stefano e Anna esprimo tutta la mia amicizia e solidarietà. La loro è una via crucis fatta di gioia, paure, tentativi, delusioni. Da noi vivono 900 famiglie distanziati e spero nel contributo di ognuna di loro»


 
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